Il progetto di solidarietà: MASION GAHINGJA
Repubblica Democratica del Congo è teatro di una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Nell’annuale classifica che l’UNDP (United Nations Development Programme) stila in riferimento all’Indice di Sviluppo Umano, la Repubblica Democratica del Congo risulta essere al 168o posto su 169 Stati analizzati. Alcuni dati che compongono l’indice sono allarmanti: il 59,2% della popolazione vive con meno di 1,25 $ al giorno; il 54% vive senza una fonte di acqua potabile; il 77% non ha accesso a servizi sanitari.
La regione più critica, ancora oggi soggetta a combattimenti, è quella al confine con l’Uganda e il Ruanda: il Nord Kivu. Il suo capoluogo, Goma (circa 700.000 abitanti), rappresenta un punto di equilibrio fondamentale, dal momento che si affaccia sul lago Kivu a pochi metri dalla cittadina ruandese di Gisenyi. La presenza della frontiera aumenta esponenzialmente a Goma il livello d’insicurezza, determinato dalla presenza di gruppi armati locali e stranieri e dalla frequenza di scontri su base etnica. La coabitazione pacifica è inoltre minacciata dalla tribalizzazione che permea ogni aspetto della vita sociale e che consiste nella discriminazione su base etnico-razziale e nel clientelismo in campo lavorativo ed economico.
All’interno della città di Goma, il Centro Don Bosco Ngangi (opera dei Salesiani di Don Bosco, che lo gestiscono in collaborazione con l’ONG italiana del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) rappresenta un’importante risorsa per la popolazione, in particolar modo per le fasce vulnerabili.
Attualmente, passata la fase puramente emergenziale nella quale ha accolto gli sfollati di guerra, il Centro Don Bosco Ngangi assiste quotidianamente oltre 3.500 bambini e ragazzi in condizioni di estrema vulnerabilità, senza distinzioni di etnia, sesso o religione: orfani, bambini abbandonati, sieropositivi e malnutriti, ragazze madri, vittime di violenza sessuale, ragazzi/e di strada, ex bambini soldato e minori a rischio di reclutamento, famiglie in difficoltà, rifugiati di guerra. Tutte queste persone trovano presso il Centro accoglienza, protezione, ascolto, sostegno psicosociale, cure sanitarie, istruzione formale, informale e professionale affinché possano diventare nella società i veri protagonisti di cambiamento e sviluppo.
Il Centro offre diversi servizi, tutti gratuiti: scuola materna, primaria, secondaria e professionale (corsi per falegnami, elettricisti, idraulici, sarti/e, saldatori, muratori, agricoltori); accoglienza per bambini abbandonati, ragazze madri, bambini/e di strada; riunificazioni familiari; dispensario medico; centro per malnutriti; borse di studio per bambini/e che studiano all’esterno; corsi di recupero scolastico per minori; microcredito; interventi di miglioramento delle abitazioni; sostegno scolastico in due villaggi di campagna nel Nord e Sud Kivu (Shasha e Nyangoma) dove il Centro possiede due piantagioni, una di banane e l’altra di caffè; attività di sensibilizzazione, gioco ed animazione per le famiglie e i minori più vulnerabili.
In 14 anni di attività (1997-2011) il Centro Don Bosco Ngangi ha sostenuto più di 37.000 giovani in situazioni di vulnerabilità sociale ed economica. A luglio 2009, è stato insignito del premio Internazionale “Los Niños Primeros”, istituito dal Comitato Spagnolo dell’UNICEF.
Nell’ottobre 2003, da una costola del Centro (situato nel quartiere Majengo, alla periferia di Goma) è nata la Maison Gahinja, un centro di prima accoglienza per minori che vivono nelle strade della città. La struttura è situata nel quartiere Murara, tra il mercato di Virunga (centro delle attività commerciali di Goma e quindi luogo di ritrovo di molti ragazzi di strada) e la vecchia cattedrale, distrutta dall’ultima eruzione del Nyiragongo, il vulcano che sovrasta la città.
Le ragioni per cui i ragazzi si ritrovano sulla strada sono molteplici:
• Le famiglie non sono in grado di soddisfare i bisogni di base (cibo, alloggio dignitoso, igiene e salute, istruzione, etc.) a causa del basso livello economico dovuto all’assenza di lavoro o ad un lavoro remunerato in modo inadeguato.
• La situazione di guerra, l’insicurezza e i movimenti in massa degli sfollati hanno portato le famiglie a non avere più un luogo fisso e dignitoso dove abitare.
• Le famiglie sono destrutturate e poco solide: i matrimoni sono precoci e portano ad altrettanto precoci separazioni, le cui vittime principali sono i figli, spesso rifiutati da entrambi i genitori perché un limite a potersi trovare un nuovo compagno/a o non accettati dal nuovo nucleo familiare.
• I ragazzi sono abbandonati dalla famiglia perché accusati di stregoneria.
• I ragazzi sono orfani di entrambi i genitori.
Vivere sulla strada provoca conseguenze psicologiche e comportamentali più o meno profonde, a seconda dell’età e della durata della permanenza in strada:
• Il ragazzo dopo un periodo sulla strada acquisisce un comportamento deviante: fa uso di alcool e di droghe, ruba per procurarsi il necessario per sfamarsi, diventa più aggressivo per potersi difendere.
• La strada espone a diversi rischi: aggressioni fisiche, violenza sessuale, sfruttamento minorile.
• Il ragazzo di strada è stigmatizzato dalla società. A Goma i ragazzi di strada sono chiamati “Maibobo”, il cui significato ha sfumature che vanno da “restituisci i miei soldi” a “cane vagabondo”.
In prevalenza i ragazzi provengono direttamente dalla strada, altri invece sono accompagnati dalla Polizia Speciale di Protezione dell’Infanzia. La permanenza a Gahinja è variabile, poiché dipende dalla situazione socio-familiare di ciascuno. Durante il periodo di accoglienza tutti sono comunque inseriti in un programma di recupero scolastico e in laboratori artigianali per apprendere un mestiere.
In media, il Centro riunifica ogni anno circa 250 ragazzi che continuano ad essere seguiti da un’equipe sociale fino a che non si è certi della stabilità del ragazzo nel proprio contesto familiare. Tra ottobre 2003 e ottobre 2010 quasi 1.900 ragazzi sono stati riunificati nelle loro famiglie.